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“Sex is Now” a quota 40 hot self-service

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Non c’è crisi che tenga per il sesso: la “Sex is Now”, una Srl tra 5 amici imprenditori romani che cede punti vendita hot automatizzati in franchising, ha aperto in pochi anni 40 negozi, vanta un fatturato in crescita, investe in pubblicità e annuncia contatti per aprire a breve nuovi punti vendita a Ibiza, Lugano e Berlino. Così mentre moltissimi piccoli negozi chiudono, l’attività dei self service hot cresce in modo tumultuoso e i punti vendita stanno velocemente invadendo le periferie di molte città (in centro ci sono restrizioni). A Roma, ad esempio, in alcune zone i punti vendita hard, dati in franchising dalla casa madre si moltiplicano. L’attività va dunque a gonfie vele nonostante la crisi e nonostante si scontri con il problema più sentito, ma da tutti, al momento: la mancanza di credito. Il problema in questo caso è di statuto: le banche non possono infatti investire in attività per adulti. Ma c’è anche la speranza – spiega uno dei titolari – che qualche società si associ nel progetto portando capitali freschi.

Perchè allo stato attuale, se si vuole aprire un self-sex-service bisogna disporre di tutto il capitale. Ma una fortuna, la Sex is Now l’ha avuta con la notorietà arrivatale dopo la battaglia dell’ex premier Massimo D’Alema per far chiudere un punto vendita sotto la sua abitazione: esplose il caso mediatico dando visibilità a questa nuova attività (il negozio fu chiuso). Ma quanto costa aprire un punto vendita? “Dipende dalla quantità di macchine self service nel negozio e dagli optional (schermi tv, telecamere,porte blindate) – spiega il titolare. Si parte da 35mila euro in su con un break even a due anni in media. Ma appunto tutto dipende dal punto vendita e dalla zona”. E per il futuro? “Contiamo di aprire altri 10-12 punti vendita a Roma e poi concentrarci sull’estero e le altre città”. Non temete che i sexy shop possano servire a lavare denaro sporco?

“Ad ogni contratto consultiamo il casellario giudiziario del titolare e abbiamo una clausola nel contratto che in caso di cessione del punto vendita ci consente di valutare il titolare e decidere se vendere o meno”. E la concorrenza (tra le altre marche: BungaBunga e il Vizietto)? “Abbiamo messo a punto un controllo del business da remoto, inoltre i nostri negozi sono totalmente automatizzati e grazie ai rilevatori di movimento abbattono i consumi quando non c’è clientela all’interno. E abbiamo un capitale sociale cospicuo interamente versato”. Insomma l’attività cresce ed attira potenziali investitori anche da un’attività che invece si va velocemente spegnendo, quella delle e-cig dopo le novità fiscali che si sono abbattute sul settore. E forse anche dalle sale gioco ormai esplose di numero. Ma la situazione non è semplice: “ci hanno impedito di fare la pubblicità su autobus e metro a Roma per rispettare il decoro. Ma la settimana dopo hanno affisso la pubblicità di una nota casa da gioco. C’è gente che si suicida perchè si è rovinata col gioco – rivendica il titolare – invece sicuramente di un sex toy non si muore”.

  • Bruno |

    @ Luca Bonicalzi
    Uno dei post piu da perdente che abbia mai letto in vita mia, complimenti!
    Io credo che l’inutile sia tu. E di certo mi sei fastidioso.
    Del resto da uno che stima D’Alema cos’altro ci si puo aspettare.

  • Luca Bonicalzi |

    Non mi interessano i sexy shop (anche se non causano morte, suicidi o quant’altro), non amo i casinò, anche perché non so giocare, ma stimo mollto Massimo D’Alema come uomo e come politico. Ne consegue che detto articolo non solo non è di mio interesse, ma è anche parecchio inutile nonché fastidioso.

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