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Bimba in affido a coppia gay

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Il tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto l’adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale formata da due donne, una delle quali è la madre biologica. La decisione ha una stretta assonanza con quanto stabilito dalla Cassazione, che l’11 gennaio 2013 diede il via libera alla possibilità che i figli siano cresciuti da coppie gay, quando non è a rischio il corretto sviluppo del minore. Ecco alcune applicazioni:
1) in quella circostanza, gli ermellini respinsero il ricorso di un immigrato mussulmano: quest’ultimo aveva contestato la decisione con cui la Corte d’Appello di Brescia, nel 2011, aveva affidato in via esclusiva il figlio minore, che lui aveva avuto dalla sua ex compagna, alla donna, la quale nel frattempo aveva iniziato una relazione con una donna e con lei era andata a vivere. Secondo l’uomo era dannoso che il minore fosse educato in un contesto omosessuale. Ma la Cassazione gli diede torto stabilendo che contestare tale decisione senza “certezze scientifiche o dati di esperienza”, ma solo avanzando “il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale” dà “per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto famigliare”;
2) una bimba di 3 anni nel novembre 2013 è stata data in affidamento temporaneo a una coppia di omosessuali dal Tribunale Minorile di Bologna. Il procuratore capo, Ugo Pastore, ha subito impugnato il provvedimento dei colleghi del tribunale per alcuni vizi di “approssimazione e incongruenze” (non conosciamo lo stato dell’iter).  3) anche Palermo ha aperto agli affidamenti per le coppie omosessuali. Il tribunale del capoluogo siciliano ha infatti affidato un ragazzo di 16 anni a una coppia formata da due persone di sesso maschile: è il primo caso in Sicilia.