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Responsabilità dei giudici, sentenza storica

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Gli avvocati Alfredo Galasso (ex pm antimafia) e Licia D’Amico esprimono la propria soddisfazione per “la sentenza della Cassazione che riapre ai figli di MM la via per ottenere il risarcimento del grave danno subito dall’uccisione della madre (nel 2007) e per crescere e vivere con maggiore benessere” sulla base della legge del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati. I legali assistono i tre adolescenti. Si tratta di una morte annunciata perché la donna che aveva invano denunciato per 12 volte alla Procura di Caltagirone le intenzioni omicide dell’ex marito SN, suo carnefice.
La “negligenza inescusabile” dei magistrati consiste nell’errore della Corte di Appello di Messina che ha respinto la richiesta sostenendo che fossero scaduti i termini e che l’azione andava esercitata – dicevano loro – entro i due anni dalla morte di Marianna. Solo che il tutore dei tre bambini, lo zio, in realtà un cugino della vittima, ha ricevuto la nomina solo il 21 dicembre del 2010 e ha potuto iniziare la causa contro lo Stato il 5 aprile 2011. E da allora bisognava conteggiare i due anni. Il padre uxoricida è stato condannato a 20 anni di reclusione. Numerose aggressioni alla ex moglie erano tutte avvenute in pubblico, “ciò nonostante nessuno condusse indagini” si legge sull’Ansa.