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Cassazione, “spero che tu muoia” non è reato

La Cassazione ha assolto una coppia di coltivatori di Cassino per una lite scoppiata il 4 maggio di otto anni fa tra coltivatori. I fatti: V. Z. si era rivolto al collega coltivatore A. T. dicendogli testualmente: «ogni volta che vedo la tua macchina ripartire per Roma la domenica sera, il giorno dopo compro il giornale sperando di leggere della tua morte in uno di quegli spaventosi incidenti sull’autostrada che commentano nei telegiornali… Spero di incontrarti uno di questi giorni disteso e morente lungo la strada… Ti prometto che non mi fermerò ad aiutarti». La moglie di V. avrebbe aggiunto «Ogni anno qualcuno mi fa sapere che la tua salute peggiora molto tanto che stai lì per crepare, però questa bella notizia non arriva mai». La coppia sia in primo che in secondo grado (Tribunale di Cassino, dicembre 2013) era stata condannata per ingiuria e minaccia nei confronti di A. T.. La Cassazione li ha assolti «perchè il fatto non sussiste». Curiosa, per così dire, la soluzione adottata: «augurarsi la morte di un’altra persona è certamente manifestazione di astio, forse di odio nei confronti della stessa persona, ma poichè il precetto evangelico di amare il prossimo come se stessi non ha sanzione penale, la sua violazione è appunto penalmente irrilevante.