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A Ravenna falso psicologo-psichiatra truffa 44 pazienti

ipnosi
Pur non avendo mai conseguito l’abilitazione necessaria faceva diagnosi, interpretava sintomi, praticava l’ipnosi e dava consigli sui farmaci o terapie alternative di tipo omeopatico. Per questo un 40enne di Ravenna è stato arrestato in mattinata dalla guardia di Finanza con l’accusa di esercizio abusivo della professione di psicologo-psichiatra e di truffa aggravata nei confronti di 44 pazienti – tra cui pure un minorenne – alcuni dei quali affetti da gravi patologie come la depressione maggiore e la schizofrenia. L’uomo si trova ora ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia. L’indagine era partita da un accertamento fiscale del 2013 sull’anno precedente. Ad attirare l’attenzione dei militari del 1/o nucleo Operativo era stato il sito internet dal quale il 40enne pubblicizzava in maniera evidente tanto la professione quanto il tariffario applicato ai clienti. Risultato: totalmente sconosciuto al fisco tanto che da anni non presentava alcuna dichiarazione fiscale e che solo pochi mesi prima aveva fatto comunicazione per l’inizio di un’attività di consulenza. Gli accertamenti sui conti correnti bancari intestati, o comunque riconducibili al sospettato, avevano portato a constatare imposte evase su redditi pari a circa 600 mila euro, a cui si erano sommati altri 120 mila euro per l’Iva. A quel punto erano scattate le verifiche della Procura dalla quali era emerso che esercitava dal 2007 con titoli di studio non compresi tra quelli che consentono di svolgere quel tipo di professione. Ai militari era bastato un rapido accertamento all’Ordine degli Psicologi di Bologna per capirlo. Del resto nel curriculum del 40enne compaiono principalmente una laurea in Scienze della formazione e dell’Educazione presa a Bologna e un master in Counselling peraltro conseguito solo nel giugno 2013. Alla luce degli elementi raccolti, il Pm Angela Scorza aveva chiesto l’arresto dell’indagato. In un primo momento il Gip Rossella Materia del Tribunale di Ravenna aveva respinto la richiesta di misura cautelare ritenendo che non sussistesse l’aggravante dell’avere approfittato di persone con particolari disagi. Ma sia il Tribunale del Riesame di Bologna che più di recente la Cassazione l’hanno confermata per pericolo di reiterazione del reato.