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Sostenere l’Isis è libertà di espressione? Il caso al Tar Lazio

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La vicenda del pakistano bolzanino espulso dall’Italia con un provvedimento diretto del Ministero dell’Interno nell’ambito delle precauzioni anti terroristiche non accenna a diminuire. Usman Rayen Kahn era solito usare la bandiera dell’Isis come immagine di copertina del suo profilo Facebook, diffondendo posizioni estremiste. Il segretario leghista Matteo Salvini si è stupito che il giovane pakistano abbia trovato un avvocato italiano disposto a curargli un ricorso davanti al Tar del Lazio per cercare di ottenere la sospensiva del provvedimento di espulsione ed in seguito il totale annullamento. La prima udienza davanti al Tar del Lazio (per discutere l’eventuale sospensiva) è prevista tra alcune settimane. Immediata la replica dell’avvocato trentino Nicola Canestrini che si è limitato a richiamare gli estremi di una decisione della Corte Europea del 1987 su un caso di blasfemia nel quale i giudici avevano così concluso: “La libertà di espressione del pensiero implica che vi sia spazio per esprimere e divulgare idee nuove e anticonformiste, e che non siano represse le opinioni che pure urtano o inquietano”.

  • franca47 |

    nel lontano 1987 non c’era l’ISIS e non c’erano neanche i morti ammazzati del Boko Aram, le guerre tribali in Libia, le guerre in Siria e Iraq o Yemen……quello che vale decine e decine di anni prima in situazioni mai capitate prima….possono essere valutate diversamente oggi…….tutto è in movimento in un mondo globalizzato, a maggior ragione le idee, i principi che sono alla base del vivere civile….

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