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Craxi, respinto ricorso figlia su debito di 700mila euro del papà

</span></figure></a> olycom – craxi – CRAXI – RETRO – BETTINO CRAXI SEGRETARIO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
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La Cassazione ha bocciato il ricorso di Stefania Craxi volto a contestare la pretesa obbligatoria relativa al debito tributario del padre. In particolare, la sezione Tributaria di piazza Cavour ha bocciato il ricorso della figlia del leader socialista che aveva impugnato davanti alla Commissione provinciale di Milano una cartella di pagamento relativa all’iscrizione a ruolo di 676.717 euro per il recupero dell’imposta di registro, prenotata a debito, dovuta in riferimento alla sentenza penale di condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Milano il 24 luglio 1998 nei confronti di Bettino Craxi (vicenda della Metropolitana Milanese). In particolare, la Suprema Corte, bocciando il ricorso di Stefania Craxi che tra l’altro rivendicava la «prescrizione del diritto azionato», ha ricordato che nel caso in questione «non è stato impugnato il titolo a mezzo del quale era stata fatta valere illimitatamente dall’erario, nei riguardi dell’erede, la pretesa obbligatoria» relativa al «debito tributario del defunto Bettino Craxi». Piazza Cavour ha poi osservato che «la disciplina dettata dall’art. 76 del Dpr 131 del 1986 non si applica – essendo incompatibile giuridicamente – al procedimento di riscossione del tributo di registro relativo alle imposte prenotate a debito su atti giudiziari, in relazione al quale è invece applicabile il termine decennale di prescrizione previsto dall’art. 78» dello stesso Dpr. La Suprema Corte ha fatto inoltre presente che «correttamente la commissione tributaria regionale ha ritenuto tempestiva la cartella di pagamento recante l’iscrizione a ruolo della somma infruttuosamente richiesta con l’invito di pagamento, giacchè il termine di notifica della cartella non poteva decorrere se prima non fosse stato a sua volta notificato l’invito e se non fosse scaduto il termine di un mese fissato in esso». L’invito, osserva ancora la Cassazione, «era stato notificato in base alla sentenza il 5 marzo 2005 sicchè la cartella pacificamente notificata il 15 aprile 2006 era tempestiva».